Racconto breve

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Per la rubrica "dialoghi interiori": Amici con figli piccoli (satira)

Per la rubrica “dialoghi interiori”:

Amici con figli piccoli (satira)

Matteo Beltrami

Ogni volta che con qualche amico ormai padre viene fuori la voglia di rivedersi per una birra e due maccheroni, dentro di me si avvia un dialogo interiore fra due personaggi, mie identità secondarie. Il primo si chiama Abbondio Paziente, il secondo è dell’est e di nome fa Vasekto Miha.

 

–          Bene, allora ti rivedi con Piergiacomo? Un altro di quegli inviti-trabocchetto? – Spara a zero Vasekto.

 

–          Trabocchetto? Ma di cosa parli? Si stupisce Abbondio.

 

–          Fai finta di non saperlo eh? Ok, ti rinfresco la memoria: andrai a casa loro, si. Rivedrai Piergiacomo, si. Ma non sarà una birra conviviale con Piergiacomo.

 

–          Beh, intuisco a cosa tu possa alludere, ma in parte lo sarà!

 

–          No. Per nulla. Sarà Piergiacomo che gioca con i figli perché loro non gli danno tregua e che poi cerca di farli calmare perché giocando si sono esagitati. Blindata in un angolo della cucina poi ci sarà Carla, che farà bollire qualcosa di triste e intanto sarà chiamata a giocare a sua volta con i figli e al contempo cercherà di farli calmare. I figli saranno eccitati per la tua visita e vorranno manifestarsi in tutta la loro vivacità, creatività, bravura. Ci sarai tu, schiacciato contro una parete dalla devastante e frenetica energia della circostanza, con il culo chiuso su una seggiola di legno durissima, con una birretta tiepida stretta in una mano e il sorriso fiacco di chi ha voglia di silenzio spalmato sulla faccia. La birra sarà tiepida perché ora Piergiacomo le tiene in terrazza, visto che il frigo è stracolmo di succhi di frutta senza zucchero del cazzo. Poi ti toccherà parlare con le vocine, dare retta a ogni cazzata che dicono i marmocchi, far finta di mangiare la loro uva di plastica di merda, farti staccare un bottone dalla camicia nuova senza protestare troppo, conoscere a memoria i nomi dei loro pezzi di merda di pupazzi. Poi ti toccherà mangiare con le loro urla da acufene nelle orecchie e solo quello che piace a loro, in casa non si cucina altro. Ah, dimenticavo: la cena inizierà alle 5 del pomeriggio, e alle 7 sarete tutti così stanchi che vi saluterete promettendovi di non lasciar passare altri due anni. Non avrete parlato di nulla.

 

–          Insomma, Vasekto, sei proprio drastico. Le urla e i pianti di un bambino sono un inno alla vita sai? Inoltre a me fa piacere portargli dei doni e stare un po’ con loro.

 

–          Un inno alla vita di chi non li sente, quegli strilli. Ma c’è un’unica domanda da porsi: perché poi Piergiacomo non si prende una serata tutta per sé, per stare con te? Perché non se li fa lui 40 chilometri di auto per venire a casa tua? Perché non te lo porta lui un regalo? Che cazzo sei un Remagio?

 

–          Eh, ma i figli sono ancora piccoli…

 

–          E allora? Quando tu eri piccolo, mio caro Abbondio, tuo padre non si levava dai coglioni ogni tanto? E cosa faceva, il tuo babbo, quando arrivavano amici a casa vostra per cena?

 

–          Beh, si, ogni tanto stavamo con i nonni o gli zii e lui e la mamma andavano a cena con gli amici. Io non assistivo agli incontri fra grandi. Se i loro amici arrivavano a casa nostra il babbo ci faceva mangiare, ci spediva a letto a leggere il topolino e zitti. Oppure ci metteva al tavolo dei bambini, e potevamo parlare fra di noi.

 

–          Bene, stai andando bene, proseguiamo con il ragionamento: cosa non dovevi fare, nel modo più assoluto?

 

–          Beh…non era opportuno interagire con…

 

–          Oh, porca puttana, parla come mangi Abbondio! Ripeti con me: non-dovevi-rompere-i coglioni-ai-grandi.

 

–          No, insomma, non direi proprio così…

 

–          Tu rompevi i coglioni ai grandi? Tua sorella o qualche tuo cugino rompevano i coglioni ai grandi?

 

–          No.

 

–          Oggi i piccoli rompono i coglioni ai grandi?

 

–          Beeeehhh…diciamo cheeee…

 

–          Diciamo che i piccoli comandano sui grandi e che oggi sono i grandi a non dover rompere le palle ai piccoli? E che questo genera ansia sia nei grandi che nei piccoli?

 

–          Beeeeehhh…su per giùuuuu…forse io la direi così, si, ma meno impattante, sai com’è, sono cose private, persoanli…

 

–          Ecco. L’hai detto. Hai usato il tuo bla-bla, ma l’hai detto. E dimmi un po’: dove stanno seduti i piccoli oggigiorno?

 

–          Mah, non saprei!

 

–          Certo che lo sai! Testa di cazzo! Dove? Dillo cazzo, Abbondio dillo! Questa risposta è cruciale!

 

–          Beeeeeh, insomma, a capotavola.

 

–          Eccellente! E ti pare una posizione adeguata? Quanta responsabilità no? E di cosa si parla durante i pasti con gli amici dei genitori?

 

–          Beeeeh, dei figli. Si parla di quello di cui vogliono parlare i bambini. Oppure si parla dei bambini.

 

–          Mh, e cosa capita se un adulto si azzarda a parlare di qualcosa che non riguarda i bambini?

 

–          Di norma il bambino inizia a sabotare la conversazione. Se non lo fa il bambino lo fa uno dei genitori, una zia, un nonno, riportando la conversazione sui bambini.

 

–          Inizi a capire vedo. È così?

 

–          Si, inizio a capire.

 

–          Dunque: cosa dirai stavolta a Piergiacomo?

–          Mah, nulla, non è di mia competenza…

 

–         Taci, merda. Tu gli dirai: Piergiacomo, guarda, preferirei trascorrere una serata solo con te per godere davvero del nostro incontro e coltivare la nostra amicizia. Hai modo di incontrarmi fuori casa, anche solo per un’oretta?

 

–          Mh.

 

–          Glielo dirai?

 

–          No, non penso, sarebbe offensivo, ha da fare con i piccoli, la logistica familiare, sono cose personali.

 

–             E allora attaccati al cazzo Abbondio, agguantati saldamente al cazzo.